L'equivoco della metafora - Aristotele, Locke, Diderot, Kant Nietzschr Hediegger
140 pp.
Sussistono davvero delle "strutture linguistiche" che possano essere considerate "estetiche di per sé", a prescindere dalla loro funzione, dalle loro occorrenze, dal loro contesto? Più in generale: è possibile sostenere, ad esempio, che tra "immagine" e "ingenium", ovvero "tra linguaggio semantico, indicativo, e linguaggio razionale, deduttivo" c'è una "differenza radicale?". Oppure, ancora, che la metafora, in cui si "ricorre per lo più alle immagini, va considerata un mezzo solo letterario?". Si tratta di provocazioni forse più apparenti che reali, alle quali si può ragionevolmente rispondere in modo negativo già in prima istanza, è vero, se non altro in forza di una cospicua letteratura critica sull'immaginario e il metaforico che ne ha messo in luce la polivalenza, la polifunzionalità. Ma ciò significa semplicemente riproporre daccapo la questione e per molti versi radicalizzarla, dal momento che una pronuncia "equivoca" del metaforico e dell'immaginario rende massimamente problematica proprio quella dell'identità specifica della loro "occorrenza estetica".