Paesaggi del tempo: Documenti archeologici e rovine artificiali nel disegno di giardini e paesaggi
pp. 176 ill. bn. ill. colore
Contenuto: Introduzione di Luigi Latini; PARTE PRIMA: LA CULTURA - I. sguardi sulle rovine - 1. La scoperta del paesaggio archeologico - La rovina come macchina del tempo - La poesia delle rovine e il disegno del giardino - Rovine e metamorfosi; 2. Paesaggi con rovine - Paesaggi dipinti - Paesaggi narrati - Dalla tela al paesaggio; 3. Dal paesaggio emblematico al paesaggio espressivo - Ut pictura hortus - Rovine autentiche e rovine artificiali - Dal filosofico al pittoresco; 4. Rovine e macerie del Novecento - Archeologie urbane - Rovine strumentali - Paesaggi entropici - Macerie e rovine preventive - Rovine in giardino - Presenza e poesia - II. Convocazioni; Rovine e allegoria nel giardino Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili (1499) - La rovina come elemento compositivo Thomas Whately, Observations on modern gardening (1770) - La necessità della rovina John Ruskin, Seven Lamps of Architecture (1849) - Flora e rovine Giacomo Boni, Flora (Palatina) dei monumenti (1896) Flora delle ruine (1917), Flora Monumentale (1926) - La rovina come riconciliazione tra Architettura e Natura - Georg Simmel, La rovina (1911) - Lo spirito dei luoghi - Dimitris Pikionis, Topografi a estetica (1935), Note metodologiche (1954) - Archeologia poetica Bernard Lassus, Archeologie poetique (1990) -L'archeologia dei paesaggi post-industriali Peter Latz, Post industrial landscape. A task for Garden Culture- Three Approaches (2004) PARTE SECONDA: IL PROGETTO - I. categorie per il progetto - 1. La ricomposizione di un paesaggio archeologico Garden of Forgiveness, Hadiqat As-Samah, Beirouth, Lebanon, 1999-2006. Kathryn Gustafson e Neil Porter, London; 2. Un progetto sintattico - Landshaftpark Duisburg Nord, Duisburg, Deutschland, 1991-2002. Peter Latz, con Christine Rupp-Stoppel, Karl- Heinz Danielzik; Gunter Lipkowsky; 3. L'invenzione di una rovina Aire de repos à Nîmes- Caissargues, Nîmes, France, 1989-1992. Bernard Lassus, per Autoroutes du Sud de la France; 4. Traduzione e narrazione Parco della battaglia di Varo, Bramsche-Kalkriese, Deutschland, 1998-2000. Annette Gigon/Mike Guyer architect, Zurich, Zulauf & Partners Landscape architect, Baden; II. i materiali del paesaggio archeologico; 1. Disegnare il tempo Sbucciature e trasparenze - Archeologie poetiche - Il tempo della rovina e il tempo del paesaggio - Scale e categorie temporali - 2. Trame vegetali - Codici e riferimenti - Conflitti, compatibilità e potenzialità - Reintegrare l'immagine; 3. Progetti narrativi - Traduzione - Narrazione - Sintassi - Nodi semantici - III. per non concludere - Rovine per il futuro e futuro per le rovine APPENDICE; atlante dei paesaggi tematici; Rousham. Un paesaggio emblematico - Jardin de Méréville. Ut pictura hortus - Il Giardino inglese a Caserta. Dagli scavi archeologici alle fabriques - Il Jardin de la Fontaine. Rovine formali e rovine paesaggistiche - Il Jardin du Capitol. Il prototipo del parco archeologico - Le sistemazioni dei siti del Palatino e del Foro Romano. - Il potenziale progettuale di flora e vegetazione - Il Giardino del Colle Oppio. Disegnare le tracce - La sistemazione dell'area archeologica centrale di Atene. Topografi e poetiche - Selinunte. Un paesaggio per le rovine più belle del mondo - Site du Pont du Garde. Biodiversità culturale - Cesarea archaeological park. Ricostruire la percezione - Ninfa. Giardini e rovine - Little Sparta. Un paesaggio di allusioni poetiche - Gas Work Park. Trasformare lo sguardo - Parque del Clot. La quotidianità delle rovine -bibliografia - riferimenti iconografici.
L'autrice di questo libro si addentra nel mondo delle presenze archeologiche con l'attitudine del fare e con la sensibilità del paesaggista - di chi, cioè, deve incessantemente far convivere la propria misura intellettuale con i molti scambi disciplinari e le tante conoscenze, anche molto lontane, che rendono possibile il proprio lavoro. Nel volume l'autore ha organizzato il proprio lavoro di esposizione seguendo puntualmente il doppio registro del lavoro scientifico e dell'attenzione a un campo operativo - quello dei documenti archeologici e delle rovine artifciali - nel quale la dimensione paesaggistica è ancora in attesa di un solido supporto teorico, di onesti confini operativi e, sopratutto, di un riconoscimento convinto e sostanziale da parte di chi si occupa del governo di questi luoghi. Dal costante scambio tra visioni culturali e domande tecniche, questioni di metodo e curiosità per gli esiti tangibili dei diversi percorsi progettuali, la parola "paesaggio" abbandona in questo lavoro la sfera delle ovvietà linguistiche e delle correzioni terminologiche dell'ultima ora; diventa, invece, l'annuncio di una svolta operativa e di una forma di accostamento indispensabile per chi s'interroga sulla dimensione progettuale di un campo di lavoro legato ai luoghi dell'archeologia, visto nelle molte interpretazioni che questo studio prende in esame. Non è dunque un'opzione linguistica, né un'ovvietà rivelata quella di attribuire qui al paesaggio un ruolo centrale, ma il modo di uscire da una consuetudine secondo la quale l'apporto dei diversi, indispensabili contributi di specialisti ha sviluppato la compresenza di tecniche e linguaggi separati, senza mai inseguire una visione di sintesi, indispensabile alla comprensione della natura e del tempo appartenenti a luoghi così speciali. La convocazione dei contributi storici, la discussione sulle tecniche e l'esame critico dei progetti - vecchi o nuovissimi che siano, tutto questo converge verso una prospettiva di accostamento progettuale ai luoghi delle "archeologie" che individua il paesaggio come chiave di lettura e strumento di lavoro, e non come una delle possibili opzioni da adottare per la buona riuscita di un lavoro siffatto. Se l'architetto, a fianco dell'archeologo e di altri specialisti, ha varcato la soglia dei luoghi delle rovine e degli affioramenti archeologici per risolvere problemi tecnici ed estetici (sicurezza, accessibilità, segnaletica, ecc.), al paesaggista - se mai tale figura sia stata presa in considerazione, sì è tentato di affidare il ruolo marginale di operazioni che generalmente banalizzano se non addirittura avviliscono la forza evocativa di questi luoghi, sulla scorta di quelle tristi operazione che oggi chiamiamo "mitigazione", "schermatura", "arredo" ecc. Tutte operazioni che risultano deprimenti a chiunque si muova in un paesaggio con l'intenzione di rispettarne la forza evocativa, l'istruttiva piacevolezza della sua immagine, la dimension