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ISBN 9788860554260
Autore Tessa Matteini
Editore Alinea Editrice (2009)
Disponibilità
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Prezzo di copertina € 28,00
Il nostro prezzo € 23,80
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Paesaggi del tempo: Documenti archeologici e rovine artificiali nel disegno di giardini e paesaggi
pp. 176 ill. bn. ill. colore

Contenuto: Introduzione di Luigi Latini; PARTE PRIMA: LA CULTURA - I. sguardi sulle rovine - 1. La scoperta del paesaggio archeologico - La rovina come macchina del tempo - La poesia delle rovine e il disegno del giardino - Rovine e metamorfosi; 2. Paesaggi con rovine - Paesaggi dipinti - Paesaggi narrati - Dalla tela al paesaggio; 3. Dal paesaggio emblematico al paesaggio espressivo - Ut pictura hortus - Rovine autentiche e rovine artificiali - Dal filosofico al pittoresco; 4. Rovine e macerie del Novecento - Archeologie urbane - Rovine strumentali - Paesaggi entropici - Macerie e rovine preventive - Rovine in giardino - Presenza e poesia - II. Convocazioni; Rovine e allegoria nel giardino Francesco Colonna, Hypnerotomachia Poliphili (1499) - La rovina come elemento compositivo Thomas Whately, Observations on modern gardening (1770) - La necessità della rovina John Ruskin, Seven Lamps of Architecture (1849) - Flora e rovine Giacomo Boni, Flora (Palatina) dei monumenti (1896) Flora delle ruine (1917), Flora Monumentale (1926) - La rovina come riconciliazione tra Architettura e Natura - Georg Simmel, La rovina (1911) - Lo spirito dei luoghi - Dimitris Pikionis, Topografi a estetica (1935), Note metodologiche (1954) - Archeologia poetica Bernard Lassus, Archeologie poetique (1990) -L'archeologia dei paesaggi post-industriali Peter Latz, Post industrial landscape. A task for Garden Culture- Three Approaches (2004) PARTE SECONDA: IL PROGETTO - I. categorie per il progetto - 1. La ricomposizione di un paesaggio archeologico Garden of Forgiveness, Hadiqat As-Samah, Beirouth, Lebanon, 1999-2006. Kathryn Gustafson e Neil Porter, London; 2. Un progetto sintattico - Landshaftpark Duisburg Nord, Duisburg, Deutschland, 1991-2002. Peter Latz, con Christine Rupp-Stoppel, Karl- Heinz Danielzik; Gunter Lipkowsky; 3. L'invenzione di una rovina Aire de repos à Nîmes- Caissargues, Nîmes, France, 1989-1992. Bernard Lassus, per Autoroutes du Sud de la France; 4. Traduzione e narrazione Parco della battaglia di Varo, Bramsche-Kalkriese, Deutschland, 1998-2000. Annette Gigon/Mike Guyer architect, Zurich, Zulauf & Partners Landscape architect, Baden; II. i materiali del paesaggio archeologico; 1. Disegnare il tempo Sbucciature e trasparenze - Archeologie poetiche - Il tempo della rovina e il tempo del paesaggio - Scale e categorie temporali - 2. Trame vegetali - Codici e riferimenti - Conflitti, compatibilità e potenzialità - Reintegrare l'immagine; 3. Progetti narrativi - Traduzione - Narrazione - Sintassi - Nodi semantici - III. per non concludere - Rovine per il futuro e futuro per le rovine APPENDICE; atlante dei paesaggi tematici; Rousham. Un paesaggio emblematico - Jardin de Méréville. Ut pictura hortus - Il Giardino inglese a Caserta. Dagli scavi archeologici alle fabriques - Il Jardin de la Fontaine. Rovine formali e rovine paesaggistiche - Il Jardin du Capitol. Il prototipo del parco archeologico - Le sistemazioni dei siti del Palatino e del Foro Romano. - Il potenziale progettuale di flora e vegetazione - Il Giardino del Colle Oppio. Disegnare le tracce - La sistemazione dell'area archeologica centrale di Atene. Topografi e poetiche - Selinunte. Un paesaggio per le rovine più belle del mondo - Site du Pont du Garde. Biodiversità culturale - Cesarea archaeological park. Ricostruire la percezione - Ninfa. Giardini e rovine - Little Sparta. Un paesaggio di allusioni poetiche - Gas Work Park. Trasformare lo sguardo - Parque del Clot. La quotidianità delle rovine -bibliografia - riferimenti iconografici.

L'autrice di questo libro si addentra nel mondo delle presenze archeologiche con l'attitudine del fare e con la sensibilità del paesaggista - di chi, cioè, deve incessantemente far convivere la propria misura intellettuale con i molti scambi disciplinari e le tante conoscenze, anche molto lontane, che rendono possibile il proprio lavoro. Nel volume l'autore ha organizzato il proprio lavoro di esposizione seguendo puntualmente il doppio registro del lavoro scientifico e dell'attenzione a un campo operativo - quello dei documenti archeologici e delle rovine artifciali - nel quale la dimensione paesaggistica è ancora in attesa di un solido supporto teorico, di onesti confini operativi e, sopratutto, di un riconoscimento convinto e sostanziale da parte di chi si occupa del governo di questi luoghi. Dal costante scambio tra visioni culturali e domande tecniche, questioni di metodo e curiosità per gli esiti tangibili dei diversi percorsi progettuali, la parola "paesaggio" abbandona in questo lavoro la sfera delle ovvietà linguistiche e delle correzioni terminologiche dell'ultima ora; diventa, invece, l'annuncio di una svolta operativa e di una forma di accostamento indispensabile per chi s'interroga sulla dimensione progettuale di un campo di lavoro legato ai luoghi dell'archeologia, visto nelle molte interpretazioni che questo studio prende in esame. Non è dunque un'opzione linguistica, né un'ovvietà rivelata quella di attribuire qui al paesaggio un ruolo centrale, ma il modo di uscire da una consuetudine secondo la quale l'apporto dei diversi, indispensabili contributi di specialisti ha sviluppato la compresenza di tecniche e linguaggi separati, senza mai inseguire una visione di sintesi, indispensabile alla comprensione della natura e del tempo appartenenti a luoghi così speciali. La convocazione dei contributi storici, la discussione sulle tecniche e l'esame critico dei progetti - vecchi o nuovissimi che siano, tutto questo converge verso una prospettiva di accostamento progettuale ai luoghi delle "archeologie" che individua il paesaggio come chiave di lettura e strumento di lavoro, e non come una delle possibili opzioni da adottare per la buona riuscita di un lavoro siffatto. Se l'architetto, a fianco dell'archeologo e di altri specialisti, ha varcato la soglia dei luoghi delle rovine e degli affioramenti archeologici per risolvere problemi tecnici ed estetici (sicurezza, accessibilità, segnaletica, ecc.), al paesaggista - se mai tale figura sia stata presa in considerazione, sì è tentato di affidare il ruolo marginale di operazioni che generalmente banalizzano se non addirittura avviliscono la forza evocativa di questi luoghi, sulla scorta di quelle tristi operazione che oggi chiamiamo "mitigazione", "schermatura", "arredo" ecc. Tutte operazioni che risultano deprimenti a chiunque si muova in un paesaggio con l'intenzione di rispettarne la forza evocativa, l'istruttiva piacevolezza della sua immagine, la dimensione temporale che interseca un momento preciso della nostra esistenza. Il paesaggio, se davvero chiamato in causa e in una visione progettuale così come s'intende in questo libro, ci impone di abbandonare il tempo delle norme, dei dettati burocratici, la tentazione di lasciare segni individuali, cifre stilistiche e ragionare, invece, sul tempo dei luoghi. Si mescolano allora il rispetto della natura, l'ascolto dei paesaggi stratificati, l'ingegno e l'abilità di ricercare soluzioni che rendano leggibili documenti e luoghi per i quali la sostanza del tempo si manifesta attraverso le forme mai del tutto afferrabili della natura - il clima, la vegetazione, il suolo, ecc - ma che, proprio per questo accompagnano e sollecitano in modo palpabile il nostro incontro con il luogo dei documenti archeologici, o delle rovine nelle molte accezione che le culture hanno dato di esse. Per questi motivi, lo sguardo del paesaggista è quello al quale si chiede la più vasta gamma di conoscenze, il più alto spirito di rinuncia e, forse, anche il più severo impegno civile. E' un'arte, questa, che deve mettere da parte le performance individuali, favorire un approfondimento collettivo della conoscenza ed una familiarità col tempo che appartiene ai diversi luoghi della nostra esistenza, costellati di "aspre pietre dove la dolce brezza fa ondeggiare gli steli d'erba che spunta tra le crepe", in cui l'uomo si deve mettere da parte, andare addirittura controcorrente, a favore di un lavoro paziente, di ascolto della sapienza di un paesaggio, di molti gesti silenziosi che ne rendono possibile la conoscenza. E, ancora, di rendere percepibile il senso del tempo come forma di appartenenza a un luogo e a una cultura. Questi temi ci riportano a scomode questioni come spirito di rinuncia, senso di dedizione, sapiente capacità di ascolto: un paesaggista, accanto alle rovine e ragionando sulla percezione condivisa del loro tempo, matura attitudini non così diverse da quelle di un giardiniere. Questo libro, sebbene il rigore scientifico che lo contraddistingue possa in sé giustificarne l'apparizione, l'utilità e l'originalità nel campo dei contributi di metodo sul paesaggio, è leggibile anche come il resoconto di un "giardiniere appassionato", come un attestato di dedizione e di vigile adesione a un mondo in divenire che non avrebbe ragione
di esistere senza la vicinanza di chi ne possiede una conoscenza palpabile e non solo teorica; si attraversa questo lavoro e si vede il percorso continuare nel tempo, silenziosamente, tra le stesse "aspre pietre dove la dolce brezza fa ondeggiare gli steli d'erba che spunta tra le crepe" (Dimitris Pikionis).

Tessa Matteini si è laureata a Firenze in Restauro architettonico nel 1997, con una tesi sulla conservazione dei paesaggi archeologici ed ha conseguito il diploma di paesaggista presso la Scuola di Specializzazione in Architettura del Giardino e Progettazione del Paesaggio dell'Università di Firenze, nel 2001 con una tesi sulla creazione di una metodologia integrata per gli interventi su giardini e parchi storici. Dal 2004 è responsabile per il management didattico del Master di Paesaggistica di II livello interfacoltà dell'Università di Firenze. Dal 2005 tiene corsi tematici sulla Storia del Giardino presso l'Università dell'Età Libera di Sesto Fiorentino (Firenze). Nel 2004 ha curato con l' arch. Luigi Latini, ed il dott. agr. Marco Cei, la Mostra 'Pietro Porcinai. Il lavoro di un paesaggista italiano nelle immagini e nei disegni dell'Archivio Fiesolano', esposta a Colonia, presso l' Istituto Italiano di Cultura dal 3 marzo al 13 aprile 2004, ad Arezzo, Museo di Arte medioevale e Moderna da maggio ad ottobre 2005, ed a Firenze, nel Tepidarium della Botanica superiore del Giardino di Boboli dal 5 maggio al 10 giugno 2006. Svolge attualmente una ricerca dal titolo "Paesaggi del tempo. Dal documento archeologico alle false rovine nel disegno del paesaggio" presso il Dottorato di ricerca in Progettazione paesistica dell' l'Università di Firenze, Dipartimento di Urbanistica e Pianificazione del Territorio, coordinatore prof. Giulio Gino Rizzo. Si occupa della progettazione e restauro di giardini e di architettura del paesaggio, come libera professionista ed attraverso collaborazioni e consulenze. Tra i progetti realizzati si può segnalare il giardino 'Le Ciel renversée' al Festival di Chaumont sur Loire (Francia), maggio-ottobre 2002, con Clorophylla ( pubblicato in J.P.Pigeat, Le Jardins du futur 1992-2002, Conservatoire international des parcs et jardins et du paysage, - Chaumont sur Loire 2002).
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