Accesso cliente
Username
Password
Ricorda le mie credenziali
Registrati
Recupera password
Ricerca libri
Tutte le parole
Almeno una parola
Grande Promozione
Prevenzione e manutenzione per i beni culturali edificati
ATTENZIONE: Javascript deve essere attivo per il corretto funzionamento del sito
ISBN 9788860553003
Autore Anna Marson
Collana I Luoghi
Disponibilità
Disponibile
Prezzo di copertina € 22,00
Il nostro prezzo € 18,70
Quantita'
Archetipi di territorio
pp. 288 ill. bn

Contenuto: Introduzione - 1. La matrice essenziale: quattro elementi vitali -1.0 premessa ricorrenze cosmogoniche - il progresso come sostituto della natura - ricostruire consapevolezza per praticare relazioni almeno decenti (se non virtuose) - 1.1 la terra, da dea madre a suolo da sfruttare i saperi contestuali e le consuetudini: insediamenti fondati nei luoghi, protetti e riprodotti dalla terra; scelta del sito e fondazione sulla terra come ricostruzione del mondo; abitare la terra senza possederla; dalle arti come imitazione della natura, alla complementarietà tra artificio e natura - le pratiche prevalenti: la terra vittima di abusi quotidiani - riprendersi cura della terra: l'attenzione al paesaggio come strumento di empatia per la terra; il consumo zero di suolo; madre nostra, che ci dai il nostro pane quotidiano; riscoprire le terre comuni; dalle aree protette, alle reti ecologiche, a una nuova ecologia di vita sulla terra - 1.2 l'acqua, da fonte di vita e di morte a merce di consumo i saperi contestuali e le consuetudini: la disponibilità d'acqua, requisito essenziale per l'insediamento; regole di accesso, regole di riproduzione; insediamenti e fiumi; sentire l'acqua, conoscere e quindi rispettarne la forza - le pratiche prevalenti: l'acqua come bene strumentale, di mercato o di diritto; l'acqua come rischio; l'indifferenza all'acqua degli insediamenti - riprendersi cura dell'acqua: sottrarre l'acqua alla mercificazione; recuperare il significato antropologico del rapporto con l'acqua; riscoprire la funzionalità delle forme naturali; adattarsi al cambiamento climatico riscoprendo le tecniche tradizionali - 1.3 il fuoco, da energia divina a complemento d'arredo i saperi contestuali e le consuetudini: la conservazione del fuoco, e le relazioni virtuose con il sole, al centro degli insediamenti umani; l'imitazione del fuoco e il controllo dei suoi effetti; le molteplici forme dell'equilibrio energetico - le pratiche prevalenti: il fuoco, tra apprendisti stregoni e pallidi riti; petrolio e gas ueberalles: il consumo esponenziale e non riproducibile di risorse fossili plurimillenarie; il disassamento del centro dell'abitare: dal focolare, individuale e collettivo, al SUV - riprendersi cura del fuoco: riscoprire la multifunzionalità del sole, e le tecniche per conviverci al meglio; rivalutare il Sole quale centro del nostro universo di vita; riaccendere focolari per dare energia alla comunità domestica e a quella pubblica - 1.4 l'aria, da sostanza celeste a camera a gas i saperi contestuali e le consuetudini: i venti che vivificano il cosmo…e determinano la localizzazione degli insediamenti; la mappa del cielo in terra; conoscenza e uso dell'aria come energia; il cielo come terza dimensione - le pratiche prevalenti: l'aria, anch'essa merce in vendita? Indifferenza e rischio; l'occupazione simbolica del cielo - riprendersi cura dell'aria: riscoprire le possibilità di climatizzazione naturale delle abitazioni e delle città; re-impadronirsi di una capacità diffusa d'uso dell'energia del vento; prevenire il degrado della qualità dell'aria attraverso la forma urbana; riformulare, attualizzandolo, il contenuto del movimento Luft und Sonne; considerare il cielo come componente verticale del paesaggio; diffondere il diritto a vedere il cielo e le sue stelle; 2. Ciò che le pratiche umane di lunga durata hanno consolidato: quattro costrutti funzionali e simbolici - 2.0 premessa - 2.1 il centro, i centri, lo spazio pubblico se il cosmo è finito, ha un centro - cerchio e quadrato - il centro come asse di connessione fra cielo e terra - il centro fisico è anche centro politico? - il centro presuppone un ordine - …e l'ordine una violenza? - le metamorfosi di centri e luoghi pubblici - un mondo di reti, centri di consumo evidenti e gerarchie celate - ridare senso al centro, focolare comune alla collettività - 2.2 i confini, il limite, le mura il confine come atto sacrilego - il confine come magia - il limite come rappresentazione simbolica d'un patto sociale - le mura (della città) come elemento polisemico - come si può organizzare il governo d'un luogo privo di confini? - nuove mura visibili e invisibili - nuovi confini come progetto individuale - doppio movimento: ricreare confini collettivi per poter aprire i confini individuali - 2.3 il giardino, l'oasi, la campagna dai recinti sacri, ai "paradisi" e giardini - il giardino, esemplificazione terrena del Paradiso celeste - dai giardini come immagine del cosmo, ai giardini come invenzione, e ritorno - le labili sfumature tra orto e giardino - il paradiso perduto e ricreato: l'oasi - la campagna, componente essenziale della città - la campagna locus horribilis, arretrato e conservatore? - la campagna come "vuoto" disponibile per qualunque funzione - critical gardens, l'uomo che piantava alberi, l'orto come pratica zen e altre storie contemporanee - 2.4 la selva, il deserto, la palude l'alterità e i luoghi ad essa riservati - energie e regole fuori dal comune - da lucus a locus? - briganti, selvaggi e comunità anomale - le aree protette come 'normalizzazione' e controllo dell'altrove? - tracce di sopravvivenza dell'alterità - i nuovi deserti creati dall'imperizia umana, e le boscaglie di ritorno - salvare la civiltà umana conservando i luoghi 'altri'; 3. Progettare con gli archetipi: quattro movimenti utili e necessari - 3.0 premessa è (ancora) possibile recuperare la memoria negata, e tornare a progettare luoghi in armonia con il cosmo? - 3.1 limitare la crescita illimitata in natura non esiste, ovvero porta alla morte, e nemmeno i beni immobiliari sono esenti dalle regole di natura - acquisire consapevolezza che l'accrescimento smisurato degli insediamenti non produce più democrazia, ma semmai il suo contrario - ritrovare la giusta misura - 3.2 rallentare il consumo etico come rapporto consapevole con i luoghi - perché impiegare tecnologie industriali quando vi sono alternative sperimentate nei tempi lunghi? Gli effetti dell'industrializzazione in edilizia e in agricoltura, e l'utilità di riscoprire le pratiche artigiane - i viaggi estenuanti dei vasetti di yogurth e dei migranti, e le rispettive alternative - 3.3 dare forma la forma degli insediamenti come dispositivo che può creare benessere e malessere, materiale e sociale - forma, proporzione e concinnitas - ridare forma all'urbanizzazione: form-based codes ed altre tecniche emergenti - 3.4 ritrovare il senso degli archetipi: natura e artificio come coppia alla ricerca di nozze sacre - il territorio come patrimonio - il dialogo con i progetti che la natura e la storia hanno già disegnato Riferimenti bibliografici

L'urbanistica, disciplina nata per dare risposte razionali alle esigenze di crescita urbana in epoca industriale, fatica a trattare oggi in modo adeguato la perdita di qualità dei luoghi in cui viviamo. La constatazione di una perdita di senso collettivo, per ciò che attiene alle trasformazioni del territorio, alle distruzioni dell'ambiente che esse operano e alle forme prive di identità che esse generano nel territorio post-urbano (sprawl, conurbazioni periferiche, frammenti seriali di funzioni disperse sul territorio), provocando assenza di benessere se non addirittura effetti negativi, è ormai estesa e sempre più spesso percepita anche dai non addetti ai lavori. Quali regole sono state violate? Qual è il senso dei luoghi che abbiamo perso? Questo testo si assume il rischio di provare a dare delle risposte. Indaga gli elementi essenziali che danno vita e mantengono in vita il territorio che ci ospita: acqua, terra, fuoco e aria. Riflette sui principali costrutti funzionali e simbolici che compongono e mettono ordine al modo con cui gli esseri umani organizzano (o meglio organizzavano, fi no a tempi assai recenti) i loro insediamenti: centro, limite, campagna, selva. Suggerisce infine quattro movimenti utili e necessari a ritrovare gli archetipi, ovvero i tipi originari sottratti alle contingenze dell'incerto tempo presente: limitare, rallentare, dare forma, ritrovare.

Anna Marson, urbanista, insegna Tecnica e pianificazione urbanistica presso l'Università IUAV di Venezia, dove dirige il Corso di laurea specialistica in Pianificazione della città e del territorio. Dopo un dottorato di ricerca nella disciplina, è stata assessora all'urbanistica della Provincia di Venezia e ricercatrice in più centri di ricerca italiani e stranieri. All'attività di pianificazione per enti pubblici affianca un impegno sociale nel promuovere forme di democrazia partecipativa per decidere le trasformazioni dei territori di vita quotidiana. Ha pubblicato: Pianificazione e ambiente (Alinea 1991), Barba Zuchòn Town. Una urbanista alle prese col Nordest (Franco Angeli 2001); come curatrice, Tradizione e futuro urbano. La città mediterranea di fronte alla sfi da Habitat (l'Harmattan 1996), Provincia di Venezia. Il piano territoriale (Urbanistica Quaderni 1999) e, in questa stessa collana, Il progetto di territorio nella città metropolitana (2006).
© 2010 Ulissemedia srl

P.I. 05069620481