Pupazzi di nebbia. La metafora della nebbia nella filosofia poetica di Miguel de Unamuno
collana diretta da Paolo Bagni
216 pp.
In un articolo del 1915, Un'intervista con Augusto Pérez, Miguel de Unamuno descrive la genesi del personaggio di Nebbia, definendolo "un povero ente di finzione, un puro personaggio di romanzo, un omuncolo che reclamava vita", la cui volontà di essere, di esistere, si trasforma in "sentimento tragico della vita" di fronte alla rivelazione della sua "irrealtà". A differenza di un Don Chisciotte che, in lotta contro un mondo esterno irriducibile all'immaginazione, afferma nella sua folle fede: "So io chi sono! ", il protagonista di Nebbia lotta con la sua interiore carenza d'essere, sforzandosi di preservare il suo io ("Io sono io!"), costantemente minacciato dal nulla. Da qui scaturisce anche la dimensione parodica del romanzo, in cui il protagonista non è né eroe né picaro, ma apparentemente inetto, anche perché afflitto da un costante eccesso di introspezione. Augusto resta comunque un personaggio agonista, una figura tantalica protesa invano verso una meta che sfugge.