Centri storici e nuove centralità urbane
La riflessione avviata dall’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici (ANCSA) sul ruolo e il significato dei centri storici in rapporto alle nuove centralità urbane deriva dall’esigenza di analizzare secondo una nuova ottica le dinamiche e l’evoluzione che la città contemporanea vive all’inizio del terzo millennio.
Dopo decenni in cui le politiche di recupero avevano posto l’attenzione prevalentemente sugli ambiti di formazione storica, occorre oggi affrontare la sfida della riqualificazione urbana che si è concretizzata mediante la progettazione e la realizzazione di nuovi insediamenti interni alla città esistente, sovente connotati dalla presenza di grandi strutture e attrezzature collettive.
Le situazioni prese in esame in questo volume propongono uno spaccato di realtà diverse: a partire dal dualismo fra città insulare e terraferma nel caso di Venezia, per passare all’evoluzione policentrica di Bergamo; dal rapporto fra centro storico e area portuale a Genova, alle nuove potenzialità del water-front palermitano; dal ruolo assunto dall’insediamento di Novoli nel cuore di Firenze, al senso delle nuove centralità urbane nel piano di Roma; passando dalla Torino post-olimpica alle periferie bolognesi; fino ad approdare ai fenomeni in essere nella multiforme realtà napoletana e alle nuove, inedite centralità emergenti nel sistema metropolitano milanese.
Occorre dichiarare subito che questo ventaglio di situazioni viene analizzato secondo logiche dissimili, di tipo storico, funzionale, sociale, ambientale, progettuale, rendendone forse impegnativa la comparazione, ma evidenziando la molteplicità degli approcci e degli approdi possibili per il tema trattato.
Stefano Storchi, architetto e urbanista, insegna Fondamenti di Urbanistica presso la Facoltà di Architettura di Parma. È membro effettivo INU e, dal 1990, componente del Consiglio Direttivo dell’Associazione Nazionale Centri Storico-Artistici dove cura i rapporti con i Paesi dell’America Latina. È stato dirigente del Comune di Parma, dove ha operato nel campo della pianificazione urbanistica generale e attuativa, della conservazione dei centri storici e della riqualificazione urbana, tema sul quale è attualmente indirizzata la sua attività professionale e di ricerca. Ha edito numerosi saggi e pubblicazioni, fra cui La città fra storia e progetto (1997), Recupero, riqualificazione e riuso della città (2001), Il progetto e l’identità dei luoghi (2004) e Le città della memoria (2009).
Oberdan Armanni, architetto, ha effettuato il suo percorso professionale presso il Comune di Firenze dove negli anni Novanta ha coordinato il Gruppo Operativo per la Variante di Tutela e Salvaguardia, e per la Variante Generale del PRG (consulente prof. Marcello Vittorini). Ha coordinato la pubblicazione de L’Atlante di Firenze (Marsilio, 1993) nel cui ambito ha firmato il saggio Verso il sistema informativo territoriale; ha altresì curato pubblicazioni relative ad interventi di recupero, fra cui quello delle “Gualchiere di Remole” (Polistampa, 1999). È membro del Comitato Direttivo dell’Associazione Nazionale Centri Storico Artistici.