Design a mano libera
Dopo oltre cinquanta anni dalla fondazione delle prime cattedre di Disegno Industriale presso le facoltà di architettura italiane, c’è ancora chi sostiene che il “design” sia una disciplina carente di contenuti problematici. L’architettura moderna, dal canto suo, aveva compreso, tra i suoi saperi anche il design che, tra l’altro oggi, rappresenta una ambito di operatività e produttività molto importante per l’economia italiana nel mondo. Tuttavia anche nelle scuole d’architettura, molti eruditi pareri definiscono il design una prassi operativa carente di contenuti metodologici o scientifici non equiparabile alla più alta formazione accademica, ma piuttosto “un’arte minore” molto limitata rispetto ai contenuti delle discipline tradizionali consolidate. Appare dunque necessario rivendicare al design ed in particolare al design universitario italiano, un ruolo da protagonista nell’alta formazione.
Il postulato di disegnare a mano libera è una condizione culturale peculiare, originale e virtuosistica che delinea le capacità e l’identità dei progettisti. I primi segni che la matita traccia sul foglio sono le tracce del pensiero nascente che il disegno trascrive come primi tratti della rappresentazione che prende forma nella mente. Il designer lavora attraverso lo studio della materia e delle tecnologie, attraverso la conoscenza dei materiali che partecipano ad interpretare la forma, il colore e l’esito finale di un oggetto destinato ad una grande comunicazione con il pubblico. Attraverso il design si possono creare nuove forme di impiego dei materiali verso nuovi miglioramenti ed ottimizzazioni. Il percorso evolutivo del progettare resta comunque sempre legato agli strumenti della rappresentazione e quindi al design dell’oggetto ed al suo disegno.
Disegno e design, dunque, per educare le nuove generazioni ad affrontare il tema del progetto attraverso le radici di una disciplina che sta acquistando, a livello mondiale, una nuova centralità strategica.