Architetture per le colonie di vacanza. Esperienze Europee
128 pp. ill. b.n. e colore
Sommario: L'identità molteplice delle colonie di vacanza di Valter Balducci - Colonie di vacanza:complessità di un problema dalle prospettive incerte di Werner Szambien - Genesi degli ospedali marini in Francia - Pierre-Louis Laget - Pour une histoire des "maisons" de colonies de vacances en France di Bernard Toulier - Dai luoghi di cura ai "campi di vacanza". L'esperienza inglese di Alan Brodie - Le colonie di vacanza e la trasformazione del litorale di David Peleman - L'altro adriatico: colonie di vacanza in Croazia di Darja Radovic Mahecic - Colonie e riqualificazione urbana: il caso di Cesenatico di Valentina Orioli - Progetto urbano e ricostruzione dei luoghi: la "citta' delle colonie" di Mauro Savini - Educazione e propaganda nelle colonie marine: lo spazio, le regole, i messaggi di Elena Macelli - Un nuovo programma organizzativo: la "colonia" marina un simbolo della formazione giovanile del regime fascista? di Francesco Saverio Fera - L'uso dell'immagine come icona della modernità di Stefania Rössl - Questioni di linguaggio nelle colonie del regime di Silvia Barisione - L'infanzia "forestiera" a Cervia: la presenza delle colonie nella vita cittadina di Daniela Poggiali - Mario Loreti: i luoghi della cura tra il mare e le Alpi di Annalisa Trentin - Le ragioni del linguaggio di Francesco Gulinello - La colonia "Sandro Mussolini" dell'a.g.i.p. a Cesenatico (1937-1938) di Pier Giorgio Massaretti - Una storia tra paradigmi e singolarita: l'ex colonia permanente della provincia di Verona a Cesenatico di Giovanni Poletti - Le colonie delle municipalità comuniste francesi tra le due guerre di Simona Talenti - Una colonia infantile nella Romania socialista di Carmen Popescu - Una città dei bambini in Catalogna di Simona Talenti - Vacanze "con gioia" sul mar baltico: la colonia kdf a Prora di Simona Talenti - La Russia: i pionieri a Artek di Werner Szambien - Il 'sistema' delle colonie a mare della riviera romagnola tra restauro territoriale, tutela paesaggistica e restauro del moderno di Ferruccio Canali - Le colonie in cantiere tra tradizione, modernità e avanguardia.Caratteri costruttivi e tecnologie: storia, degrado, restauro del moderno e conservazione di Virgilio Galati - Raccomandazioni per la salvaguardia del sistema e dei manufatti monumentali delle colonie romagnole di Ferruccio Canali, Virgilio Galati -L'idrovolante di Cervia. Analisi dello stato di conservazione per il recupero funzionale della colonia marina Varese di Domenico Zamagna
Lungo il litorale della Romagna è ancora possibile riconoscere la presenza di numerose colonie marine. Anche se molte di loro sono confuse nel panorama degli hotel e delle pensioni che negli ultimi cinquant'anni hanno invaso la costa, alcune di esse sono enigmatici eventi architettonici che raramente lasciano indifferente il cittadino come il turista: la loro dimensione è spesso fuori dall'ordinario rispetto ai vicini alberghi, e la loro forma quanto meno originale le avvicina alcune volte ad antichi ospedali ma più frequentemente le associa a moderni edifici pubblici o scuole. L'attuale stato di conservazione non ne aiuta la comprensione: gli edifici superstiti all'ingiuria del tempo, del mare, e all'incuria degli uomini, sono spesso inaccessibili, recintati ed osservabili soltanto da lontano, e sembrano promessi ad una rapida demolizione.
Questi strani edifici sono i testimoni muti d'un fenomeno sociale e architettonico che a partire dalla metà dell'800 e per oltre un secolo ha interessato svariate località diffondendo comunità formate da bambini temporaneamente separati dai genitori e condotti a vivere in un luogo considerato salubre durante un limitato periodo dell'anno. Ma separare i bambini dalle famiglie, ancorché temporaneamente, per inviarli in un lontano luogo naturale ed occuparsene secondo protocolli attentamente studiati, in edifici dalle forme e organizzazioni lontanissime dalla loro esperienza personale, implica presupposti ideati e attuati gradualmente. Alla base dell'organizzazione di queste comunità infantili c'è infatti un pensiero sulla salute e lo sviluppo fisico del bambino, al quale è strettamente associato un pensiero sul suo contestuale sviluppo spirituale o morale. Nello stesso tempo queste comunità temporanee introducono anche un tema di dibattito e di sperimentazione sull'architettura, sui suoi tipi e linguaggi rappresentativi, ma anche sulla relazione di questi edifici con il territorio naturale in cui all'origine erano stati posti, che si svolge lungo un ampio arco temporale ed i cui segni superstiti pongono oggi il problema della loro utilizzazione contemporanea.
Il lavoro qui presentato costituisce una prima esplorazione sulla diffusione europea dell'architettura delle colonie di vacanza. Sia nella sua dimensione storica che in quella architettonica, questo tipo di comunità diversa da altre forme di comunità infantile è ancora largamente inesplorato.
L'obiettivo di questo lavoro è la verifica della dimensione europea del fenomeno attraverso un primo parziale sondaggio degli esempi conosciuti e delle ricerche locali e nazionali fin qui prodotte da una generazione di studiosi. Questa iniziativa è l'occasione per fissare lo sguardo su un tema di grande ricchezza, privilegiando in particolare un punto di vista originale costituito dall'apertura all'orizzonte europeo.
Ad un primo sguardo l'esperienza molteplice delle colonie di vacanza costituisce un fenomeno diffuso in gran parte del territorio europeo.
Negli anni del secondo dopoguerra la fine delle premesse che avevano decretato l'avvio dell'esperienza delle colonie - ovvero l'emergenza sanitaria ora controllata attraverso i farmaci, e il controllo educativo della gioventù ritornata nell'alveo familiare o gestita in altre strutture - ha lasciato sul territorio numerosissimi edifici per la maggior parte attualmente inutilizzati, irriducibili a una sola categoria tipologica, funzionale o stilistica e quindi più difficili da studiare e proteggere, ed ancora oggi sostanzialmente sconosciuti. Questa scarsa conoscenza è dovuta a diverse ragioni: innanzitutto la molteplicità delle esperienze tra la metà del XIX secolo e il secondo dopoguerra; in seguito la capillarità della diffusione di questi edifici lungo i litorali europei che rende la loro presenza consueta privandola dell'interesse consacrato all'oggetto unico; certamente la facilità della loro trasformazione funzionale in alberghi, caserme, ospedali o musei e edifici per il tempo libero; infine la qualità intrinseca degli edifici, certo numerosi ma dal valore molto variabile e studiati solo qualora essi siano opera di un progettista noto. Essi sono oggi i testimoni superstiti di progetti diversi per finalità ed esiti che contribuiscono nel loro insieme a formare quello che generalmente identifichiamo come il patrimonio delle colonie di vacanza. Nello stesso momento questo patrimonio pone un certo numero di domande alla società d'oggi in relazione alla sua protezione e conservazione fisica, utilizzazione funzionale, gestione urbana ed economica, ed eventualmente trasformazione o demolizione. Problemi aperti, che rimandano anche alla più generale questione della relazione che il mondo contemporaneo stabilisce con la propria storia. Da questo derivano le difficoltà degli organi preposti alla salvaguardia degli edifici superstiti, in Italia le Soprintendenze ma anche le amministrazioni locali attraverso gli strumenti urbanistici.