Accesso cliente
Username
Password
Ricorda le mie credenziali
Registrati
Recupera password
Ricerca libri
Tutte le parole
Almeno una parola
Grande Promozione
Prevenzione e manutenzione per i beni culturali edificati
ATTENZIONE: Javascript deve essere attivo per il corretto funzionamento del sito
ISBN 9788860550996
Autore Pierluigi Salvadeo
Editore Alinea editrice (ed. 2007)
Disponibilità
Disponibile
Prezzo di copertina € 18,00
Il nostro prezzo € 15,30
Quantita'
Adolphe Appia: 1906 / Spazi ritmici
pp. 104 ill. bn. ill. colore

SOMMARIO: prefazione; avvertenza; la ricerca; premessa; il Wort-Tondrama di Richard Wagner; la messa in scena del dramma wagneriano; la luce; i praticabili; spazi ritmici; la luce negli spazi ritmici; il colore vivente; lo spazio vivente; il nuovo edificio teatrale; oltre lo spazio visibile; la grande utopia; la vita; 1 bibliografia

Un suggestivo catalogo fotografico, dedicato all'opera sperimentale sviluppata dall'importante scenografo svizzero Adolphe Appia (Ginevra 1862-Nyon 1928), raccolto, commentato ed illustrato da Luigi Salvagnini insieme ai propri collaboratori ed agli studenti del corso di Scenografia da lui diretto presso il Politecnico di Milano. Una vera sfida didattica e strorica tesa a restituire dimensione e qualità spaziale - seppur in scala ridotta - ai "progetti pittorici" degli Espaces rythmiques di Adolphe Appia, la serie di bellissimi disegni sviluppati dallo scenografo svizzero tra il 1906 e il 1910 e che esprimono al meglio la sua ricerca sui temi della rappresentazione drammaturgica e musicale. Un esercizio arduo proprio per la mancanza di elaborati grafici in pianta, prospetto e sezione e per la qualità metafisica e quasi impalpabile delle prospettive di Appia, infine per l'assenza nei suoi scritti di descrizioni puntuali di questi progetti, a cui va aggiunto il numero ridotto di scenografie che Appia riuscì a concretizzare e di cui esiste scarsissima documentazione in grado di fornire dati utili all'interpretazione del passaggio fra concezione e realizzazione.
Adolphe Appia è stato uno dei primi artefici della nuova scena sorta in contrapposizione al naturalismo del teatro ottocentesco. La sua poetica si basa sul principio della piena autonomia artistica del quadro scenico e le sue scenografie non sono più fondate sul concetto di mimesi con la natura, ma sulle qualità artistiche insite in esse, in coerenza con lo spirito del dramma. Con Adolphe Appia ed Edward Gordon Craig ha origine un nuovo concetto di regia, secondo il quale la rappresentazione non è più subordinata ad un direttore, ma tutti gli elementi dello spettacolo sono uniti da un unico principio estetico in quanto fatto artistico, fino al raggiungimento di una completa autonomia dell'espressione scenica. Dopo la morte di Appia, Jacques Copeau disse di lui: " Egli ci ha riportato ai grandi ed eterni principi. Ora noi siamo in possesso di un principio scenico, siamo in pace. Possiamo lavorare sul dramma, sull'autore, invece di lambiccarci eternamente il cervello su formule scenografi che più o meno originali, su nuovi sistemi. Tutto ciò che è stato fatto dopo di lui ha avuto origine da lui, ed è stato, col passare del tempo, più o meno deformato." All'idea di una scena intesa come fatto artistico autonomo, portò il proprio apporto il pensiero di filosofi come Schelling e Hegel, secondo i quali, nel nuovo concetto di arte, il "vero" si identifica con "l'idea", pertanto, scopo dell'arte non deve essere la pura imitazione, ma più profondamente l'espressione di un ideale. L'arte non è imitazione della natura, ma purezza e astrazione. Così, gli artisti aderiscono a una nuova realtà, non più imitativa, ma più approfondita e completa, che cerca il vero oltre la realtà apparente. E' quello che Appia si auspica per il suo teatro, affrancando il quadro scenico da ogni convezione e da ogni ricerca di verosimiglianza. Nel suo quasi eccessivo moralismo, egli si scaglia contro la rappresentazione topografica e storica del luogo drammatico, che fino a quel momento la scenografi a romantica aveva portato avanti e che aveva avuto in personaggi come il duca Giorgio II von Meiningen.


PIERLUIGI SALVADEO, è nato a Milano il 7 novembre 1960. Si è laureato in Architettura nel 1987. Nel 1997 ha curato il libro: Paesaggi di architettura, Skira, Milano. Nel 2004 ha pubblicato i libri: Architettura a Teatro, Clup, Milano e L'inquieta scena urbana, tra architettura e allestimento, Clup, Milano.
Nel 2004 a pubblicato i libri: Architetture Sonore, Clup. Dottorato di ricerca in "Allestimento e Architettura degli interni" presso il Politecnico di Milano, Facoltà di Architettura, 1998.
Ha partecipato, in qualità di docente e come membro dell'organizzazione, ai Seminari internazionali di progettazione di Mantova (1990 e 1992), Bruxelles (1992), Novacella-Bressanone (1994), Bolzano-Merano (1996), Grosseto (1998), Baeza (Spagna) (1999 e 2006), Milano con il Piccolo Teatro-Teatro d'Europa e con il Teatro Arsenale (2004 e 2005). Nel 2006 ha partecipato in qualità di docente a Masterclass, organizzato dal Piccolo Teatro di Milano con Luca Ronconi. E' stato professore di Allestimento presso l'Istituto Superiore di Architettura e Design (ISAD) di Milano all'interno del III anno di specializzazione in Architettura di Interni. Dal 2001 è professore incaricato di Scenografia nella Facoltà di Architettura e Società del Politecnico di Milano, corso di laurea specialistica.


© 2010 Ulissemedia srl

P.I. 05069620481